1. Assioma: alla gran parte delle persone della privacy non gliene frega un cazzo.
2. Corollario: a volte è visto un buon compromesso il perdere un poco di privacy per l’acquisizione di alcuni vantaggi.
3. Realtà: ormai per qualsiasi cagata ti fanno firmare clausole di trattamento dei dati abbastanza “larghe”.
Preso atto delle tre verità di cui sopra mi viene automatico pensare che qualcosa lo stiamo sbagliando. Cioè privacy, ok, i cazzi miei sono miei e basta, ma la definizione di cazzi miei chi la decide? Se sono sieropositivo è un cazzo mio, se compro il dopobarba gel anche? Nel dubbio tutti adottiamo la definizione maggiormente restrittiva quando facciamo i paladini della privacy, ma a volte non ha senso, perchè quando raggiunge il livello ideologico diventa di nicchia e si scontra con la realtà dei fatti.
Se io sono un burino appassionato delle partite dell’inter (per carità) tanto da pagare tot euro per un canale satellitare tematico (fornendo automaticamente i dati all’azienda che fornisce il servizio e alle divisioni marketing sue e delle sue amiche grazie alla verità 3) sarò probabilmente disposto a regalare qualche info (premi il tasto verde sul telecomando se pensi che il prodotto pubblicizzato sia ok) in cambio di un simpatico sconto.
Se io invece sono un attento consumatore e vado a comprare roba bio e prodotti di qualità al supermercato, facendo magari i conti con uno stipendio che mi obbliga a non sprecare manco un euro, sarò disposto a fornire qualche dato alla cassa (tessera fedeltà) in cambio di qualche sconto e, magari, sapendo di indurre così il supermercato a mettere in vendita una maggiore quantità di verdura bio. E poi magari manco mi darà fastidio l’eventuale pubblicità che mi avvisa che c’è il 3×2 sulla frutta di stagione.
Questi comportamenti li ignoramo sempre, partiamo dal presupposto che la ggente prima di tutto non abbia consapevolezza delle cose, e in secondo luogo che, una volta acquisita tale consapevolezza, dica “oh mio dio devo proteggere la mia privacy”.
Questo per mettere giù due righe alla cazzo sul perchè le campagne a difesa della privacy non attecchiscano se non fra gli addetti e diventino di rilevanza solo quando si parla di telecamere per le multe e simili.
Per quanto riguarda invece il mio di cazzo, visto che penso che la privacy venga invasa di continuo molto di più di quanto ci immaginiamo, credo che sia nostro dovere fornirgli quanti più dati possiamo, un overload di dati, avere tre tessere del supermercato, perderle, riaverle, trarne vantaggio, avere dieci caselle di posta, iscriversi a dieci social network, avere profili discordanti, creare mille connessioni diverse, ecc… e poi penso che sia il momento di dire basta alla privacy delle cose. Mi spiego: stamattina avevo bisogno di un prodotto X, e non sapevo dove cazzo trovarlo, probabilmente in un ferramenta. Tre ferramenta tre lo avevano finito, e sono rimasto anche io senza perchè non avevo voglia di fare l’ennesimo tentativo nel grande-centro-del-fai-da-te che ha tutto ma non ha mai il cazzo che ti serve (sto scrivendo cazzo tante volte per giustificare il titolo).
Se la cosa X che io stavo cercando avesse avuto un’etichetta con RFID, se vi fosse stato un enorme ombrello RFID sopra la città, se il mio tomtom avesse parlato con questo ombrello, io avrei potuto dire al fido navigatore “portami verso la X che mi serve” e ci sarei arrivato. Invece un cazzo, gli RFID sono merda a priori, e non hanno usi utili, così faccio fronte del no e le aziende del mio no se ne fottono e invece di marchiarci le etichette ci marchiano il mio culo.
No perchè, lasciatemi la mia vena polemica, io ho capito che è una merda che il tomtom sappia quanti segnali di cellulari sono localizzati in una certa strada e ne possa dedurre la quantità di traffico perchè così viola la privacy di cristo, però a volte un po’ sticazzi, avete mai fatto il sottopasso repubblica quando qualcosa va storto?
La verità è che siamo già tracciati, seguiti e registrati ben più di quanto sappiamo, non abbiamo la forza sociale di opporci e così ci prendiamo solo gli svantaggi.
Cazzo.